Carlo Monguzzi

Carlo Monguzzi
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"SARO' SINCERO"

"SARO' SINCERO"
L'informazione cartacea sull'orlo del disastro

sabato 19 luglio 2014

Estate di un edicolante cittadino

Stamane ricevo una quantità irrisoria di periodici. E' estate e lo spostamento di gran parte delle persone nelle zone di vacanza, spinge le quantità delle pubblicazioni verso quei luoghi. Ma dobbiamo anche chiederci come può un Dl di città sopravvivere nei mesi estivi con cali di fatturati - nei periodi normali - del 50%. Bene ve lo dico io. Invia sui punti vendita di tutto e di più per compensare le perdite o almeno per ridurle. Questo vuol dire che l'edicolante sul primo estratto conto utile si troverà una miriade di pubblicazioni (?) da pagare che per ovvi motivi saranno invendute..L'estratto conto dell'edicolante è settimanale.

Oggi sono arrivate cose dell'altro mondo. Una rivista del papa, sporca di grasso, sciupata a più non posso, di otto mesi addietro, ribollinata Luglio 2014. Una pistola ad acqua, così, sfusa. Al prezzo di Euro 4,50 con il nome di una pubblicazione editoriale. Una quantità di 30 enigmistiche, che vanno ad aggiungersi alle 300 che ho in edicola.Trecento!!!! E Morelli? Riza sta inondando le rivendite.Ho dovuto attivarmi per realizzare una vetrina solo per questo editore. Al 18,77% una vetrina intera senza mai averne venduta più di una al mese? Stiamo scherzando. O se almeno l'abbiamo fatto fino ad oggi, adesso non c'è più niente da ridere.

sabato 5 luglio 2014

Giornali a domicilio, tagliare il costo.

E' chiaro. Se consegni migliaia di copie di quotidiani a domicilio, nella massa vi trai un guadagno. Ti puoi pagare chi stampa, chi distribuisce e chi consegna. Inoltre a cascata e in modo trasversale, ci fai rientrare anche un sacco di cose che con la stampa hanno ben poco a che fare. Anche la pubblicità ha avuto una notevole battuta d'arresto e pertanto bisogna fare anche i conti della serva.

In Germania si comincia a stringere la cinghia di chi consegna e a breve, come accade quando ti tolgono "l'acquisito", potrebbero incrociare le braccia e non consegnare per qualche giorno. Si dice, sciopero. Gli editori non se lo possono permettere e pertanto qualche opportuno cambiamento, anche in vista di un futuro poco roseo va fatto. Quale? In Germania non so, ma in Italia qualcuno sta cercando di riportare in edicola il lettore. Parlo dell'iniziativa de La Stampa, in Liguria che potrebbe portare (edicolanti permettendo) migliaia di "vecchi lettori" a fare nuovi acquisti con una semplicissima Card che strisciata su di un Pos realizza l'acquisto. Ma l'idea della sola Stampa, non fa primavera. Il Corriere della Sera insiste nel baipassare l'edicola, senza accorgersi che insistendo in questo modo penalizzerà il settore a tal punto che tornare indietro diverrà impossibile.

Si, purtroppo gran parte di noi edicolanti si stanno spostando su altri settori e fra qualche anno trovare un vero punto vendita, fornito e accessoriato di tutto punto per soddisfare la clientela, sarà come trovare un'ago nel pagliaio. Eppure le ricette esistono, ma la mancanza di buona volontà editoriale sta compromettendo un'intero sistema. Se io fossi nel Sottosegretario delegato all'Editoria, non sborserei un soldo per sostenere il settore, se non dietro la presentazione di un progetto di rilancio del settore delle vendite. Parlo di vendite e non di diffusioni. Perchè regalare continuamente la cultura non fa altro che penalizzarla e ridurla ad una sorta di scemata esistenziale o nel migliore dei casi ad una perdita di tempo che preferibilmente viene impiegato on-line.

sabato 21 giugno 2014

Edicole e Liberalizzazioni, serve programmazione e punti specializzati nella stampa quotidiana e periodica

Si dice sia in atto in Parlamento una retromarcia sull'apertura di esercizi commerciali (Italia Oggi del 21 Giugno u.s.). Ma fra il si dice (scrive) e il si è convinti, ci passa come dal mare alle montagne. Sembra si stia cominciando a capire che il danno,oltre che gli esercenti, sia anche dei consumatori che sembrerebbe fatichino a districarsi fra la scelta del prodotto e la politica del prezzo. Essere contro la liberalizzazione, non vuol dire sostenere il protezionismo, ma spingersi ad avviare la ricerca di una politica commerciale che renda merito alla vera concorrenza, basata su una sorta di professionalità e di ricerca del prodotto ottimale da commerciare.
Non credo si debba arrivare a disturbarlo
Ma non per tutto può valere la medesima regola. E qui mi riferisco alle rivendite di quotidiani e periodici che non commercializzano un prodotto,ma offrono un servizio, che lo stesso governo tende espressamente a finanziare alla fonte. L'editoria italiana riceve milioni di contributi legati al presupposto che l'informazione è parte "essenziale per l'individui".

Pur con questi nobili presupposti il Governo non conosce a fondo il settore che gestisce l'informazione e che lo stesso dovrebbe salvaguardare con il medesimo spirito con cui lo finanzia. I rivenditori di quotidiani e periodici, 30.000 imprese con un minimo di due addetti ognuna, sono in attesa di una legge a doc che ne mantenga l'esistenza. Liberalizzare un settore come questo, con concetti di tipo amministrativo "l'ha detto Bersani e la Bolkestein" è il modo sbagliato di porre la soluzione ad un problema che le amministrazioni locali non vogliono affrontare. Edicole e Scia non hanno nulla a che fare.
Il settore va controllato, sviluppato nella propria professionalità e ricondotto a vero e proprio punto di informazione e cultura sociale. Forse molti non sanno che a fronte di migliaia di pubblicazioni diffuse, nessun punto vendita le raccoglie tutte o solo un 50% di queste. Dichiarare ciò avvalora ancor di più la necessità di non aumentare i punti vendita, ma di migliorare e potenziare gli esistenti, per evitare una notevole dispersione di pubblicazioni. Alcuni di voi sanno che ci sono punti vendita che non vengono serviti perchè i Distributori Locali non li ritengono idonei per le loro tasche? Ma se vogliono i giornali, dietro pagamento di un giusto compenso (deciso dal Dl) possono averli. Scusate ma avete mai visto qualcuno che paga per lavorare?



sabato 31 maggio 2014

Edicole, i contratti capestro per le spese distributive distruggeranno il sistema editoriale

TUTTI SULLA NUVOLA
Qualche anno addietro un distributore mi disse che un'edicolante non in grado di raggiungere un certo fatturato per la vendita di quotidiani e periodici, avrebbe dovuto chiudere. Faticavo allora a seguire certi discorsi e oggi la cosa non è cambiata. L'edicolante di Via Lario ha un'impresa, la LarioEdi. Fattura cinquantacinquemila  euro di prodotti editoriali, centoventimila euro di Gratta e Vinci,trentamila euro di giocattoli, diecimila euro di cartoleria e per la posizione che occupa vende un gran numero di schede telefoniche, biglietti bus, articoli da regalo, bandiere, maglie di calcio,...I circa mille euro al mese lordi, vengono considerati dal distributore "non remunerativi" pertanto un bel giorno decide di fargli sottoscrivere un Contratto per il servizio di consegna della stampa quotidiana e periodica. Per fare in modo che il Contratto acquisisca "corposità" lo stesso distributore ci aggiunge un'offerta di informatizzazione, servizi commerciali e qualche balzello normativo che esula dall'Accordo Nazionale. Il tutto per la modica cifra di 150 euro al mese da fatturarsi. Unico neo, prendere o lasciare. La LarioEdi lascia. Non vuole pagare per vendere giornali e non vuole pagare per imposizione. Non vuole pagare per offrire informazione, quell'informazione che il Governo finanzia, anche con agevolazioni e sostegni.Dopo sette giorni il punto vendita perde la possibilità di essere informatizzato (cosa che aveva e per la quale già pagava) e successivamente viene sospeso. Cosa abbiamo ottenuto con questo comportamento? Abbiamo fatto fallire un'Impresa di Quotidiani e Periodici, abbiamo fatto perdere a tanti editori l'opportunità di diffusione e di vendita delle loro pubblicazioni. E le aziende che pagano per la pubblicità e che dovrebbero raggiungere questo o quell'obbiettivo, non si sentono penalizzate? Sembra di no. E le centinaia di copie del prodotto editoriale di quel punto vendita, che fine faranno? Verranno inviate ad altri, senza alcuna pianificazione. Unica logica farsi pagare da altri rivenditori. 

Alla lunga questo comportamento si ritorcerà contro editori e distributori, che si ritroveranno pochissimi punti vendita perdendo così l'essenza delle edicole che fino a prova contraria sono i più idonei alla vendita della stampa Per le edicole dopo alcuni momenti di smarrimento, ci sarà una riconversione che vedrà escludere la stampa quotidiana e periodica. Ma non è che l'edicolante  non la vuole, ma se non gliela danno in qualche modo dovrà pur sopravvivere.

sabato 17 maggio 2014

Io Keinesiano dell'ultima ora, contro Bolkestein e liberalizzazioni


La globalizzazione ha spostato l'equilibro dello scambio e del commercio. Anche gli Stati, intesi come grandi padri, non contano più e il concetto delle multinazionali è passato a dirigere il sistema. Il motto è soldi e finanza, strumentalizzando fra i tanti, idee e concetti come quelli di  Keines Say (nomi e idee da me appresi solo ultimamente)
Il riferimento è diventato l'esigenza del consumatore finale e pertanto tutto si fonda sulla soddisfazione del suo bisogno. Su questa base idee e proposte non vengono valorizzate socialmente, ma solo sulla mera finalità di un guadagno. Il tutto possibilmente da bruciarsi a breve termine, per poi ricominciare con altro. Strumenti e mezzi non hanno importanza. O ci stai o ne sei travolto. Il tutto calato dall'alto, impacchettato e pronto all'uso, per un mercato che ormai abusato gestirà da sè.

La Bolkestein, idea politica di liberalizzazione delle merci e del commercio, ha ucciso la libera concorrenza basata sulla tipicità del prodotto, sulla sua lavorazione e sulla sua provenienza. Ciò è accaduto non solo per lo scambio delle merci di grosse quantità, ma ha coinvolto idealmente anche le piccole imprese che,crisi o meno, hanno cominciato a competere non con la qualità del prodotto, ma con l'economicità dell'acquisto e il ricarico sulla vendita. Il concetto acquisito del made in Cina ne è un'esempio e direi un brutto esempio. Stiamo assistendo alla desertificazione del commercio su base autodistruttiva. E questo vale per tutto, ma acquisisce maggior considerazione, quando il prodotto è annoverato fra i servizi o fra quei commerci, come la rivendita di quotidiani e periodici, che non possono accedere al concetto di competitività e di concorrenza. Dove il prezzo di vendita  viene, cosa ormai risaputo da tutti e non dai politici italiani e europei, stabilito alla fonte dagli editori. Pertanto questo settore non va liberalizzato, ma promosso in una categoria di servizi alla persona, visto e considerato che anche lo Stato, finanziandone il settore, a priori ammette questa tesi.

venerdì 16 maggio 2014

Editori, il nuovo che avanza e spazza tutto

Roma questa volta ci ha lasciati stupiti e turbati nello stesso tempo. Abbiamo assistito alla presentazione di un nuovo assetto, dotato di tutti i confort necessari per la realizzazione di un business da capogiro. Mi sono chiesto in tutto questo momentaneo ambaradan, che ruolo svolgeranno gli edicolanti e quale ritorno economico ne avranno. La risposta al momento non è arrivata, ma potrebbe - a detta dei presenti Fieg - arrivare presto, visto che è nelle loro intenzioni partire in Ferrari.
Gli editori governeranno un server, che gestirà dati,produrrà servizi e qualora necessario- se veramente nell'anima del progetto - produrrà la vendita di altri beni di consumo. Dirvi i nomi delle parti che giocheranno la partita e il ruolo che potrebbero avere servirebbe a poco. Quel che dovete sapere è che il tutto arriva dall'alto e le associazioni di sindacati e distributori non hanno partecipato all'iter di costruzione di questo progetto. O diciamo proposta?

L'edicolante svolgerà le vendite. Di conseguenza trasmetterà dati su dati ad un server, che a sua volta li terrà in pancia - io dico momentaneamente -  per una futura gestione a doc per la quale credo si dovra' cercare il giusto modus operandi. Parlo anche di quello economico che dovrà essere più che congruo, altrimenti chi se lo filerà?
Certo sarei contento di sapere cosa ne pensano i distributori locali, di un progetto che sembra fatto su misura per tutt'altra compagine. Ma forse mi sbaglio.

sabato 3 maggio 2014

Edicole e cambiamento, non si può più scegliere, va fatto e basta

ChangeMentre leggevo un'articolo/intervista all' a.d. di Mondadori, Ernesto Mauri, mi rendevo conto che i miei pensieri sul futuro della carta stampata acquisivano maggior senso. E più leggevo e più intuivo che l'interesse sulle vendite sta più che mai svanendo e assumerà nel tempo la terza o la quarta voce da discutersi a bilancio alle riunioni dei soci. La diffusione è la voce che ne sostituirà le sorti, per poi addirittura condizionarle. C'è una sorta di resa da parte editoriale, in questo caso Mondadori, verso il sostegno al mondo della carta stampata per investire pienamente in altri settori.  Una resa che non è totale, ma che preclude un'espansione del settore cartaceo. E' vero che - per esempio nella rete - non sono tutte rose e fiori, ma è anche pur altrettanto vero che tutti i mezzi digitali sono modificabili in tempo reale e che la" velocitàdellaluce" è divenuta da parte del consumatore un punto fermo e di distinzione fra cosa usare o meno come mezzo d'informazione. Di contro, oggi ricevere un'informazione immediata da un qualunque mezzo, garantisce a quel mezzo in un batter d'occhio una visibilità impressionante. Parlo dei social e della loro interazione con un numero illimitato di metodologie e di altrettanti mezzi digitali. Dire "[...] Mondadori pubblicità andava dai clienti a proporre solo i periodici cartacei, ovvero il mezzo più debole e con meno appeal negli ultimi due anni...(Italia Oggi del 1 Maggio 2014)" non è una sicurezza per il futuro di coloro che nel mio settore pensano ancora di sopravvivere con la vendita esclusiva di quotidiani e periodici.

lunedì 28 aprile 2014

Il giornale come oggetto del contendere e poi economicità dei punti vendita

Il problema che ci insegue è la necessità di investire su quanto riteniamo sia necessario per far sopravvivere la carta stampata. Sappiamo tutti che il calo delle vendite è determinato anche da un'arretratezza culturale che vede nella lettura e nell'informazione "impegnata" (andare incontro alla notizia) una perdita di tempo, perlopiù sorretta da una deplorevole forma di pigrizia formativa per la quale l'italiano in generale sembra portato. Guardare e sentire, sembra offra maggiori soddisfazioni e non costringa il fruitore a pensare troppo o perlomeno a rispondersi. Dobbiamo invertire questa rotta partendo da un nuovo modo di interpretare la conoscenza e questo deve essere fatto per prima cosa nelle scuole, dove non va insegnato solo un comportamento civico. Non basta sapere che alcune cose vanno fatte ed altre deplorate, ma bisogna far capire che il messaggio va trasmesso alle generazioni future. Far crescere i nostri figli in modo che da subito capiscano che il sapere aiuta a capire e a capirsi. Certo che tutto ciò comporta un salto di qualità sia dell'oggetto d'informazione che del luogo dove l'informazione viene ricercata.

Pertanto punti vendita caratterizzati da nuove formule commerciali e dove l'avvicinarsi ad acquistare giornali o libri, sia sostenuto da un'interesse. Gli abbonamenti al 75% di sconto, con il giornale nella cassetta della posta o buttato a terra in qualche condominio, fanno pensare ad oggetti spazzatura, ai quali nessuno affiderebbe mai il proprio sapere e dai quali si ruba solo qualche notizia pubblicitaria.

Sappiamo tutti che nel tempo i punti vendita andranno incontro ad una trasformazione che tutti non riusciranno a sopportare, ma questo cambiamento non può svilire l'oggetto del contendere ma deve renderlo maggiormente appetibile.

Così sarà più facile prendere in considerazione un progetto e legarlo a dei finanziamenti, che siano di Stato o Privati non conta. Per assurdo anche la pubblicità potrebbe essere uno strumento, ma il valore aggiunto è la notizia, lo scritto del giornalista, l'informazione di nicchia. 


venerdì 25 aprile 2014

Sottosegretario Lotti delegato all'editoria, prenda in seria considerazione i rivenditori di quotidiani e periodici

"New York Times [...]dimostra che il business dei newspaper non è per nulla decotto" Così apre un'articolo di Italia Oggi che dichiara un'aumento della pubblicità sia su carta che online. E prosegue "Anzi è possibile guadagnare soldi e aumentare i ricavi anno su anno". Il NYT nei primi tre mesi dell'anno sembra abbia diffuso 700.000 copie cartacee e 799.000 digitali.

Si continua  a parlare di diffusione. Stampare quotidiani o periodici senza considerare le vendite o perlomeno senza farsi un'idea che vendere potrebbe influenzare significativamente l'andamento dell'editoria, non ha alcun senso. Si tende a richiedere sostegni o aiuti dicendo di non considerarli perenni, ma si agisce come se lo fossero. 

Il Governo Renzi insiste sulla strada maestra senza volersi rendere conto, come coloro che l'hanno preceduto, che esiste anche il nodo edicole. Edicole uguale punti vendita. Cioè quei luoghi dove tutti i giorni si riceve e si gestisce la stampa quotidiana e periodica. Ci attendiamo un'intervento da parte sua con un chiaro riferimento al rinnovo e al rilancio del nostro settore, con una piena solidarietà alle migliaia di famiglie che stanno subendo un sistema che sta invecchiando a vista d'occhio.Che non è solo informatizzazione, ma anche economicità dei punti vendita.

L'EDITORIA E' ANCHE L'EDICOLA, MA LEI NON NE PARLA

24 Aprile 2014 a Bari

(Ansa) "Ci sono 50 milioni di euro: il governo si rende conto che il settore e' in crisi e chiede al mondo dell'editoria di rinnovarsi". Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega all'editoria, Luca lotti, intervenendo a Bari a un incontro elettorale con il candidato sindaco del centrosinistra Antonio Decaro.  "Ai primi di maggio saranno pronte le linee guida per l'attuazione del decreto sul fondo per l'editoria. I criteri saranno incentrati sulla riorganizzazione, anche delle aziende. Occorre dare uno sguardo oltre il periodo di crisi con strumenti tramite i quali dare un futuro anche ai giornalisti". Il sottosegretario ha poi commentato le polemiche scaturite dopo lo stop all'obbligo di pubblicare i bandi di appalti e gare sui giornali cartacei: "Internet - ha concluso - è uno strumento quotidianamente nelle nostre mani. Dovremo impegnarci a fare in modo che sia uno strumento a costo zero e che tutti i cittadini vi possano accedere". (Ansa)

mercoledì 23 aprile 2014

Edicole con i dati alla mano, ma non c'è reazione da parte dell'editoria

Le notizie editoriali parlano di continua agonia. Vendite di quotidiani o periodici non cambia e anche la pubblicità si sta allontanando. Il 2014 è iniziato con un segno negativo molto evidente. A questo punto inizio a chiedermi se i dati che continuano a rincorrersi passivamente, abbiano poi tutta questa importanza. Dati che continuiamo a vedere pubblicati da anni e che dovrebbero, giusto perchè ci sono, spingere a correre ai ripari. Ma qui, in questo settore, sembra che lo stimolo al rilancio sia bloccato da non so quale ostacolo. Un meno 10% farebbe sussultare qualunque industriale o investitore...Qui nulla. 
In edicola noi, gli addetti alle vendite, cominciano a pensare che "dominare" per quanto possibile gli eventi potrebbe aiutare. Noi ci siamo e non riusciamo a capire dove sia il resto della filiera. 

Braccia Conserte

" Nella mano sinistra i quotidiani compiegati. Serrati in una morsa. L'indice destro penetra il mazzo,il pollice e il medio estraggono la prima copia dal mucchio. Successivamente le copie raccolte, pigiate, solcate dall'andare e vieni della mano,che ne fissa la quadratura vengono esposte. L'una sull'altra. Perfettamente in ordine".
sciare che qualcun altro faccia il lavoro.