Carlo Monguzzi

Carlo Monguzzi
Leggere,scrivere,comunicare.
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"SARO' SINCERO"

"SARO' SINCERO"
Commercio,ci vogliono capitani coraggiosi

Editoria e dintorni

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sabato 14 marzo 2015

Cosa ci può essere oltre l'inferno?

Ogni tanto emergono le lamentele di qualche editore che si sente un pò bistrattato dalla rete di vendita. Alcuni di noi non riescono a sopportare il fatto di divenire "sponsor ufficiali" di pubblicazioni che al loro interno presentano in bella mostra, come evitare di andare a fare acquisti in l'edicola. Così si comportano di conseguenza.  Frasi del tipo " abbonandoti avrai diritti ai seguenti vantaggi" e subito dopo una lista di opportunità che vanno dal super sconto, per arrivare al rimborso garantito qualora decidessi di interrompere, sono un'offesa.

Questi signori giocano su due o più tavoli una partita che a queste condizioni, non solo perderanno, ma che li vedrà soccombere in modo definitivo. Chiaramente anche noi, legati ad un cordone ombelicale mai reciso, ne subiremo le dovute conseguenze. Molti di noi non sanno più che pesci pigliare e dove sbattere la testa per raggiungere ricavi sempre più risicati, a fronte di un sistema che ci rende impossibile la pur minima ribellione. Avvicinandovi nel mio girovagare, mi accorgo che pur di non avere problemi, preferite subire.Non reagite e vi chiudete a riccio anche verso chi è disposto a combattere con voi. 

Rese perse, conti che non quadrano, mancanze di copie sia in entrata che in uscita, consegne ben oltre gli orari di vendita, obblighi di fare e per limitarmi, impossibilità di avere rapporti sereni e di trasparenza con chi ci fornisce. Quando telefoniamo ai nostri Dl e chiediamo loro lumi sui fatti quotidiani, siamo sempre noi ad aver fatto errori e aver mancato in questo o in quello.Loro eterni precisi e detentori della verità assoluta. Evito di scrivere delle lungaggini degli accrediti ( in quei rari frangenti) che danno l'impressione che i controlli vengano fatti dall'altra parte del pianeta, tramite posta ordinaria. Se sei abbonato,mancandoti la copia, te la rinviano e al telefono ti dicono anche grazie di averli chiamati. 

Una bella disparità di trattamento. Una situazione che vede gli editori fare come gli struzzi, pur di non iniziare lotte intestine. Approfondire non guasterebbe. E voi direte a queste condizione cosa fare?

La ricetta è molto più semplice di quel che immaginate. Si tratta di fare gruppo. Di stare insieme. Di non perdere di vista l'obbiettivo più importante, che è quello della dignità lavorativa e del non permettere a nessuno di venire a casa vostra e imporre le proprie regole. Subire un sistema che non vi permette di essere imprenditori e commercianti, ma vi costringe a lavorare come dipendenti, non vi porterà da nessuna parte. E vi assicuro, non vi garantirà la sopravvivenza.

Non scrivo di avere reazioni inconsulte. Scrivo semplicemente che un bel mattino di primavera tutti gli edicolanti della città potrebbero scoprire che fra lo stare aperti e il chiudere per protesta, non cambia nulla. Non dico di andare davanti al distributore e sbandierare, fischiare, inveire. 

Vi dico di rigirarvi nel letto e godervi un sano riposo. 

sabato 24 gennaio 2015

La Stampa, un articolo scandaloso scopre le carte dell'editoria italiana

Non vorremmo mai leggere cose del genere. Ma il bello della vita è  proprio questo. Ognuno di noi ha libertà di parola e può esprimere serenamente il proprio pensiero senza remore. Così ha fatto La Stampa, descrivendo "Edicola Italiana", senza curarsi minimamente del fatto che il settore delle edicole italiane (quelle reali) è una parte importante per la vendita del quotidiano che loro editano. Queste libere espressioni, si chiamano scelte. Belle o brutte che siano per chi le fa o le subisce, vanno a determinare dei comportamenti. Delle conseguenze che a loro volta ne producono altre e così via fino alla fine del ciclo. Noi siamo la radice di questo ciclo e senza saperlo siamo noi che offriamo linfa ad una pianta che potrebbe morire da un momento all'altro. Ma non ce ne accorgiamo o non vogliamo farlo.

L'edicolante, il rivenditore della stampa quotidiana e periodica, l'esclusivo, deve capire da tutto ciò, che il mondo sta mutando. Il cambiamento non sarà domani, ma è avvenuto ieri. Da parte nostra (sono edicolante come voi nonostante svolga un compito Nazionale) capire che è arrivato il momento di schierarsi da una parte o dall'altra, ci permetterà di riproporci o meno, nei confronti di un mercato che ci sta respingendo. Il perchè e il per come lo vedremo un'altra volta. L'importante oggi è acquisire un'identità, che fino a prova contraria risulta più che compromessa. Prendere sberle a destra e a sinistra, senza fare scelte non è nel mio dna e spero non sia nemmeno nel vostro. Non sono abituato a sproloqui ma l'articolo della Stampa è il peggio che un edicolante può aver letto in questi ultimi anni. E' una chiara dichiarazione di guerra. La Stampa esce in edicola e gode di parità di trattamento. La Stampa costringe, obbliga gli edicolanti a sottostare all'Accordo Nazionale per poi sbeffeggiarli senza alcuna considerazione. Non mi dilungo ma se avete un minimo di spina dorsale...A buon intenditore poche parole.

domenica 21 dicembre 2014

L'imperativo è controllare (sempre)

Sto girando una delle più belle città d'Italia. Incontro edicolanti volenterosi, gran lavoratori, a cui sembrerebbe non si riesca a bagnare il naso. Ma a conti fatti, entrando nel concreto, nelle cose di tutti i giorni, non controllano a dovere e di conseguenza subiscono a torto collo il sistema. Il Sistema o un sistema? Impossibile da determinarsi? No. Più semplice di quanto si immagini. Computer, softweare appropriato,un gruppo affiatato e al territorio non può sfuggire niente. O - mettiamola così - pochissimo. D'altronde, si tratta di soldi. Dei nostri (VOSTRI!) soldi e delle nostre aziende.

Se siete (siamo) in un gruppo,controlliamo, incrociamo i dati, li verifichiamo e se qualcosa non va chiediamo lumi. Verificate il conto deposito? Le quantità? Gli sconti? Le bolle nel loro insieme...Gli estratti conto!!! Partite dal presupposto che nessuno lo fa apposta e che lavorando si sbaglia. Vi starete chiedendo e se qualcuno persevera? Si cercherà di capire. Di approfondire. I mezzi non mancano e dove non arriveremo noi (voi) ci arriveranno altri. Ma state pur sicuri che se le cose sono ben fatte..

lunedì 8 dicembre 2014

Il potere della stampa

Due dei più grandi quotidiani nazionali decidono oggi, un'apertura di prima pagina che permette di capire (intuire) quanto questo mondo non solo sia strano, ma anche il potere che raccoglie in un semplice articolo spostato oggi quà e domani là.

Roma è nel caos totale. Le accuse si perdono a vista d'occhio e chi fino a ieri si faceva fotografare con tizio e caio, oggi ricorda a tutti che passava di lì per caso. E proprio in questo senso mi chiedo cosa possa far spostare l'attenzione di un Direttore di giornale nel prendere in considerazione che una notizia come quella della mafia scoperta a Roma con coinvolgimenti politici, dei burocrati, di artisti e chi più ne ha più ne metta,non sia da urlare e approfondire.C'è un coinvolgimento talmente ampio che se fossi io, chiamerei il mio giornalista di punta e lo metterei sulle tracce del malloppo. Visto che a quanto si legge la banda Bassotti e Company, ha girato un'immensa quantità di danari. 
Il tesoretto come si usa dire in questi casi e lo si dice in malo modo, sembra sia un tesorone immenso, racimolato con complicità altrettanto immense e accurate. Ma nessuno si sbilancia. Parlano di "cose che non si fanno" di "possibili alleanze trasversali", quasi come se fossimo alla fine del mondo e qualcuno in base al peccato fatto dovesse andare in Paradiso o all'Inferno. In poche parole si stanno già facendo lo sconto. E i primi a farlo sono proprio i quotidiani, cioè la stampa. 

domenica 7 dicembre 2014

Il Giorno, il piacere di prendere per i fondelli gli edicolanti

L’8 e il 15 dicembre tutti i lettori de Il Giorno al momento dell’acquisto riceveranno un’altra copia in omaggio, da regalare a chi desiderano.


La Poligrafici Editoriale ha deciso che il modo migliore per vendere è regalare. Quella Poligrafici Editoriale che vorrebbe (e speriamo sia condizionale veramente) liberalizzare il mercato della diffusione e di conseguenza delle vendite, passando sulle teste degli edicolanti. Idee non ne hanno e allora, senza confrontarsi con altri che idee potrebbero averne, decidono unilateralmente che "regalare" è bello e liberalizzare lo è ancor di più.

lunedì 1 dicembre 2014

Non sottoscrivete contratti capestro, ma denunciate

Purtroppo in questo caso è la somma di tutte le nostre denunce che potrebbe fare la differenza. Dieci, venti, cinquanta... Cento! Io le raccoglierei in tutta Italia e sommandole mi rivolgerei alla Corte Costituzionale. 

E’ notizia di queste ore. Altri edicolanti sospesi. Arriva la letterina di turno che ti costringe a prendere in considerazione che potrebbe esserci la chiusura della tua attività perché qualcuno, alzandosi quel mattino e non sapendo dove sbattere la testa con i propri debiti, ha deciso di accollarli a te.

Subito parte la protesta. Il singolo si muove, i sindacati locali e nazionali si mobilitano per trovare strade alternative, qualcuno denuncia ai carabinieri, altri suggeriscono la magistratura…
E io come sempre mi intestardisco sul Prefetto.

Gli editori se ne fregano, i distributori nazionali fanno altrettanto, redigendo memorie di non responsabilità. E la situazione di crisi fa il resto. Nessuno riesce a mettere la lente sul pezzo e a tenercela tanto quanto basta. Tutto sfugge. E’ come se niente fosse garantito e nell’incertezza il più forte vince. Cosa volete che siano un altro migliaio di edicole, oltre le 10.000 già chiuse, che verranno ulteriormente “terminate”? Mille e più imprese famigliari che avendo come unico sostentamento il lavoro dell’edicola, si vedranno sbattute in mezzo ad una strada, solo perché impossibilitate a reagire pur essendo, a buon diritto, nel giusto. Assurdo? Accade in Italia, all’edicolante sotto casa vostra.

sabato 15 novembre 2014

Altro che 8 giorni di sciopero! E' ancora recessione.

L'anno si concluderà con un'ulteriore recessione. Si dice sia la terza. Gran parte di coloro che fanno Impresa, commercio o artigianato che sia, chiudono l'anno in negativo. Potremmo dirci..."Capita,non sempre è festa". A volte ci sono cose che non possiamo dominare e che nonostante il nostro impegno, ci mettono in difficoltà tali da non avere soluzioni immediate. I nostri nonni, almeno i miei, contadini del Cremonese pregavano perchè la natura non gli voltasse le spalle, per evitare inverni troppo rigidi, che  le mucche dessero latte in abbondanza. Latte in abbondanza. Come cambia il mondo. Adesso a chi produce latte in eccesso danne le multe. Questo per dire a me stesso e scrivere a voi che leggete, che le cose cambiano e non sempre nel verso che vorremmo.

Nel nostro settore, dei rivenditori di quotidiani e periodici,le idee non mancano, Incontro distributori e amministratori che parlano di agire in quel modo, di fare dell'altro, di evitare questo o quello che potrebbe essere dannoso. E nessuno nega loro, che in alcuni casi, ci possa essere ragione da vendere. Ma non posso evitare di chiedermi come poter sostenere queste idee, senza una chiara analisi dei fattori economici. E allora comincio a chiedermi, che fare i conti con il portafoglio degli altri è meno complesso che farlo con il proprio. E quando quest'ultimo è pressoché vuoto, si tende ad incolpare gli altri dello svuotamento.

Non posso sopportare che i Dl, in difficoltà, gravino sulla rete di vendita costringendola al pagamento del trasporto dei giornali. Non posso sopportare chi fa pagare le proprie deficienze al prossimo,senza mettersi in gioco, giudicando gli altri come fonte di reddito. Ma qui lo sciopero conta poco, piuttosto si passi alle denunce e alle richieste di rimborso. Creiamo un fondo, prendiamoci un pool di avvocati e iniziamo una battaglia tutti insieme, perchè la cosa sta entrando nel lecito.  

venerdì 14 novembre 2014

Distinguersi per non essere fraintesi, dentro e fuori le mura

Scrivo in seguito ad un'interessante riunione che si è appena conclusa. Gli uomini seduti al tavolo, si sono confrontati sul futuro. Il domani dell'edicolante, dell'editoria, delle vendite. Tutti ben consci che il sistema va salvato e ottimizzato per superare il momento di crisi. Ognuno mette sul tavolo la propria esperienza, la condivide con gli altri e chiede a chi ha di fronte di attivarsi con altre idee. Si parla di informatizzazione, di App, di vendite mirate, di ottimizzazione, di possibilità di ampliare il commercio, pur mantenendo ferma l'esclusività della Rivendita di quotidiani e periodici, del Dcr Lombardia, della 103...Di piazze come Milano, Torino, Genova... Ci sono numerosi momenti di intendimento, dove ci si riconosce  nelle parole dell'altro e si comprende che forse si potrebbe condividere un percorso. Non più controparti, ma sodali in un viaggio che ancora nessuno di noi sa con certezza dove ci porterà. E' il Novembre del 2014. Ci potremmo lasciare alle spalle tutto un mondo, che  sta cedendo il passo e ha bisogno di novità. Modernità, freschezza, adeguatezza. Di un'apertura mentale che va oltre il muro e cominci a parlare di permanenza in vita, di occupazione, del mestiere, di organizzazione. Io parlo e scrivo anche di riscatto.

mercoledì 5 novembre 2014

Caro Dott. Costa, Lei è ottimista con i soldi degli altri (edicolanti)



Parlare di estinzione dell’editoria è veramente eccessivo e prefigura comunque una capacità profetica che nessuno riuscirebbe a sostenere. Cosa diversa è scrivere dell’esaurirsi “della posizione dominante” della  stampa quotidiana e periodica, che senza ombra di dubbio si sta incanalando verso una strada di non ritorno. E’ l’avvento del digitale? Potrebbe essere. Ma non è sovradimensionata la preoccupazione per la quale il settore stia vivendo una fortissima crisi, che a conti fatti chiama in causa editori e distributori in modo evidente. E’ clamoroso vedere un comparto che negli anni d’oro contava 40.000 punti vendita e che oggi si appresta a sfiorare di poco i 30.000, con una forte propensione al ribasso. Città, paesi, piccole realtà..Si chiude dappertutto per asfissia.

Leggiamo che il Dott. Maurizio Costa pur non nascondendo che il settore dell’informazione ha problemi, respinge le visioni fortemente pessimistiche. Chiaramente si rivolge al digitale, perché il cartaceo non vede nessun progetto sul tavolo che possa compensare le perdite di questi ultimi anni e inoltre non vede da parte di Fieg, nessuna propensione al rilancio del settore (sono anni che non si riuniscono commissioni di confronto fra Fieg e rappresentanze sindacali). Potremmo vedere enunciati mille e più motivi, che vanno dal fatto che il settore  non risponderebbe all’innovazione, al fatto che ci possano essere delle difficoltà per il rilancio, per finire ad un Governo che ipocritamente “legifera senza conoscere”. Perché la realtà è questa. Nessuno – e ripeto nessuno –  fra amministratori, politici e burocrati, conosce il settore dei Rivenditori di quotidiani e periodici. Mi domando se a questo punto il pessimismo che tanto non vorremmo, non sia più una sorta di rassegnazione dei molti che vivono questo settore, "visti" come se fossero degli invisibili, riconosciuti solo per pagare estratti conto e tasse governative.

domenica 26 ottobre 2014

Piangersi addosso,colpevolizzare altri, trovare sempre un nemico

Non siamo abituati alla piazza. Ne ho avuto prova. Non crediamo in un dio terreno, men che meno agli uomini che ci rappresentano, ma pretendiamo che qualcuna ci difenda o funga da interlocutore per noi. I cavilli burocratici sono tali, che da soli non riusciremmo mai a trarre un ragno dal buco. Ma nonostante ciò, inveiamo in modo assurdo e sistematico contro chi si sforza alla ricerca di idee e mezzi per superare questa crisi, che non sembra esaurirsi.

Stiamo perdendo il lavoro, ma ci crogioliamo sui social e da quel che vedo ci accontentiamo di come vanno le cose. Stiamo utilizzando i nostri risparmi, la nostra pensione o quella del genitore per pagare estratti conto che man mano che il tempo passa si stanno riducendo notevolmente. Non stiamo stringendo i denti, ma stiamo stringendo la cinghia e lo stesso stanno facendo i nostri compagni di cordata.Questo ci porterà ad un impoverimento tale che molti di noi non riusciranno a riprendersi. 

Mi chiedo perchè si debba sempre accusare qualcuno e mai una volta farsi un'esame di coscienza. O almeno un'analisi della situazione e prima arginare il dilagare della peste, per poi curarla e riprendersi evitando numerosi errori del passato.Rilanciarsi, riproporsi. Alcuni di noi insistono (io dico ancora) con il pensiero rivolto al solo aspetto del rivendere quotidiani e periodici.Anche se si dovesse spuntare un'aumento della percentuale non risolveremmo la nostra esistenza. La carta che non smetterà mai di esistere, non è più un prodotto essenziale e ancor più quella quotidiana,che ha perso notevole interesse.Prendere atto di questo ci aiuterà ad uscire dal concetto di rivenditore esclusivo di giornali e a pensare un pò più da imprenditori. 

La mia ricetta è quella di creare rete. Non disperdere la commercializzazione di quotidiani e periodici, ampliare le commercialità, offrire servizi, specializzarsi. Volete che non ci sia qualcuno che ambirebbe a 30.000 punti vendita? Dobbiamo solo sbrigarci, accelerare. Non duplicati di duplicati, ma offrirsi come nuovi soggetti, aperti, innovativi e soprattutto "moderni".

Braccia Conserte

" Nella mano sinistra i quotidiani compiegati. Serrati in una morsa. L'indice destro penetra il mazzo,il pollice e il medio estraggono la prima copia dal mucchio. Successivamente le copie raccolte, pigiate, solcate dall'andare e vieni della mano,che ne fissa la quadratura vengono esposte. L'una sull'altra. Perfettamente in ordine".
sciare che qualcun altro faccia il lavoro.