Carlo Monguzzi

Carlo Monguzzi
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"SARO' SINCERO"

"SARO' SINCERO"
SALVARE E RILANCIARE LE EDICOLE SUL TERRITORIO

Editoria e dintorni

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martedì 4 agosto 2015

Edicolanti in vetta allo sconforto commerciale

Il mio punto vendita di Sabato pomeriggio si è svuotato di quell'andare e vieni, che lo caratterizzava nei fine settimana. Il calo è iniziato nel mese di Giugno, aumentando sempre più, fino ad arrivare all'incasso record di otto euro del primo Agosto. Che cosa sta accadendo? Non ve lo so proprio dire, se non attraverso qualche congettura giustificativa, detta più che altro per scaramanzia personale. Domenica 2 Agosto è stato penoso. Ho aperto alle 6.00. Smistato il centinaio (?!) di copie ricevute, spazzato attorno al chiosco e liberatomi dall'acre odore di piscio del solito o dei soliti deficienti della notte, mi sono seduto. La prima anima si è vista alle 7,15, dopo che le campane, avevano rotto un silenzio d'oltretomba. "Mi scusi fa le ricariche"? Me ne fa una da cinque? "Ho un cinquanta da cambiare". A voi lascio la conclusione. Dopo dieci minuti vendo il primo quotidiano e via via, con vuoti di tempo piuttosto demotivanti, arrivo alle 12,30 con una vendita di cinquanta copie di quotidiani. C'è da spararsi. Sono edicolante da sempre e pur confrontandomi con mia madre, mi sento dire che cose del genere non sono mai accadute. Oggi Lunedì 3 Agosto, sto scrivendo dall'edicola. Senza problemi. Un biglietto, una ricarica...Pagamento Enel.Un bollo da trecento euro. Quotidiani o settimanali niente. Ho servito solo i due bar del mattino e il panettiere. Le ceste arrivano piene di cianfrusaglie che nulla hanno a che fare con la stampa, gonfiando così un estratto conto già fortemente compromesso. E di questo passo si tira avanti mettendoci dentro quattro risparmi con il pensiero rivolto al giorno in cui prenderemo la pensione. Questo giorno una volta arrivato, quanto ci sarà costato?
Luca mi dice che con quattro conti fatti a spanne, dal 2000 a oggi, ci ha messo di suo, qualcosa come ventimila euro. Lui titolare già in pensione, la moglie collaboratrice ci andrà a mesi. Speriamo riescano nel loro intento. Lui è intenzionato a vendere immediatamente il giorno successivo alla conferma che la moglie è in pensione. A vendere…Vendere. Parola magica. Ricordo quando mia madre, ora ottantenne, mi diceva che presa la sua liquidazione (vendita dell’attività) sarebbe andata al lago. Noi avevamo un’edicola che in lire valeva circa 600 milioni. Oggi - forse – il sei rimane e a fatica ci aggiungiamo lo zero. Pertanto mia madre se tutto va bene, dalla vendita, ci ricaverà una decina d’anni di tribolazioni con il conto corrente e con le tasse da pagare per la vendita. Sì perché su sessanta mila euro, a tassazione separata,ce ne dovete lasciare il 23%.

Oggi si fatica senza, e ripeto senza, prendere un becco di quattrino. Come facciano molti di noi a sopravvivere al sistema, questo è un mistero. Sono pronto a scommettere che questi ipotetici molti , non sanno nemmeno quanto guadagnano e quanto non guadagnano. A Luca sembrerebbe manchino delle pubblicazioni. Qualche quotidiano che non è arrivato. Un paio di rese non contabilizzate e una controversia su alcuni dvd che non si trovano più. Lui è certo ci fossero e sta aspettando che se ne accorgano meglio. Sembra stia aspettando da tre settimane. E il controllo è difficile e richiede tempo. In compenso gli hanno addebitato una pubblicazione dell’Agosto 2014. Gli hanno detto che non sono loro in difetto, ma lui che a suo tempo non ha detto nulla del mancato addebito. In poche parole hanno detto a Luca, che ha fatto il furbo. Come vedete cornuti e mazzolati. Noi siamo “borsaioli” e gli altri fanno solo degli errori. Vita ingrata.

mercoledì 22 luglio 2015

I2.0, guaio su guaio

Non condivido né i tempi né i modi, con cui vengono sottoposti alla rete la sottoscrizione dei contratti per poter usufruire del programma informatico I2.0 o similari. Questo modo unilaterale di determinare (Accordo Fieg-Ndm-Anadis) il lavoro di altri è quanto mai fuori delle regole commerciali. E' cominciato tutto con un server farm che si impalla. Con alcuni distributori che pressati dalle numerose telefonate degli edicolanti, non sapevano che pesci pigliare. Da telefonate ad Infosistemi per conoscere e comprendere cosa stesse accadendo a questo decantato I2.0. Savona, Milano, Varese, Pavia, Bergamo, Como, Sondrio, Novara...Tutti e tanti altri al buio. Il servizio I2.0, dato a pagamento dietro la sottoscrizione di un contratto misto (software e consegna giornali) è un "prendere o lasciare", dove non firmando per accettazione, non ti consegneranno quotidiani e periodici. Un Accordo che non prevede alcuna penale da parte del Dl per il malfunzionamento del sistema (in questo caso I2.0, ma per me vale anche per le consegne in ritardo dei giornali), ma contiene mille balzelli per l'edicolante. Comunque il bug che aveva arrestato il sistema, sostenuto da un paio di circolari d'Infosistemi e di CloudItalia con le mille scuse del caso, dava il problema per risolto. 
Dieci giorni addietro Milano e Varese erano ancora nei premi e i Dl non sapevano ancora cosa rispondere. Ma come, non era tutto risolto? Qualcuno telefonava ad Infosistemi, che con i soliti giri di parole, considerato l'incazzato di turno, lo rabbonivano fra le mille varianti del caso. I DL non dicevano nulla. Né una telefonata, né una circolare, né un fondo bolla che spiegasse il nuovo blocco.

Due giorni fa un nuovo crollo. I2.0 si riblocca. Savona, Pavia, Bergamo...Edicolanti in piena stagione estiva (Liguria) vivono il disservizio, nell'estrema difficoltà, fino a far divenire I2.0 un problema. Il problema! Certezze e sicurezze, coperte da garanzie virtuali non sono più accettabili. Le penali sono necessarie per garantire che a fronte di un disservizio, il surplus di lavoro che spetterà all'edicolante e le persone che dovranno per forza di cose aiutarlo nella rogna, non divengano un costo. Qui invece oltre la beffa c'è un danno economico consistente che riguarda il lavoro in tutte le sfaccettature. Non credo ci sia bisogno di spiegare a nessuno, che sia Dl o Dn, Editore o informatico, la disfunzione che tipo di conseguenze provochi. 
Ecco cosa ci si guadagna ad escludere sempre la rete da tutto, a trattare l'edicolante come un passacarte, a volerlo sottomettere con un Contratto capestro per indurlo all'inquietudine, ad impoverirlo, costringendolo a fare cose imprevedibili.
Comunque adesso sarebbe quanto mai opportuno rimborsare le edicole del disservizio causato e smettere di far sottoscrivere contratti. Sarebbe un'inizio di assunzione di responsabilità.

venerdì 26 giugno 2015

Regione Lombardia, una visione realistica ed essenziale dei Rivenditori della stampa quotidiana e periodica

Lombardia: approvati gli indirizzi regionali per la diffusione della stampa.

- Circolare Snag Nazionale n° 100 del 24-06-2015 [vai];
- Documento Unitario Snag-Sinagi del 15-04-2015 [vai];
- Delibera del Consiglio Regionale Lombardia e relativo allegato A [vai].
_ Dcr 29 Luglio 2002 [vai]
·      Regione Lombardia recepita la legge 170/2001, ha espresso il desiderio di salvaguardare il settore come cardine essenziale dell'informazione. Riconoscendo la differenziazione fra esclusivi e non esclusivi, l'adozione o l'adeguamento dei Piani di localizzazione, l'amministrazione regionale ha riconosciuto la rete di vendita Mettendo nero su bianco, che per fare meglio i piani bisogna fare la ricognizione dei punti vendita esclusivi e non esclusivi, ha certamente dato un indirizzo per far evolvere il sistema e offrire quel possibile avanzamento che un pò tutti ci negano. Regione Lombardia non ha voluto far mancare in nessun luogo la stampa quotidiana e periodica. Ha capito che delle eccessive quantità di rivendite (esclusive o non) non vogliono dire una maggior vendita di stampa quotidiana o periodica, ma una distribuzione meno finalizzata e disorganica, fino al punto che il cittadino potrebbe non riuscire a trovare la stampa quotidiana o periodica che desidera. Inoltre, diciamocelo chiaramente, chi aggiunge quotidiani o periodici ad un'attività, ne fa un uso di richiamo e non di vera professione. Cosa che l'edicolante è, cioè un professionista (nella vendita della stampa quotidiana e periodica. Chiaramente, alcune edicole hanno già avviato da tempo processi di trasformazione e ampliamento dell'offerta, ma oggi l'opportunità di un ampliamento dello spazio espositivo per la vendita di altre merceologie, non è cosa da poco. Pur mantenendo come attività prevalente la vendita di quotidiani e periodici. Direi che non è cosa da poco.
    Stiamo parlando di un Decreto della Regione, non di una scelta amministrativa legata al territorio di una singola provincia. Pertanto ciò che a Milano potrebbe essere scontato a Brescia potrebbe essere un'opportunità. Stiamo parlando di migliaia di edicole, che potrebbero usufruire di nuove opportunità. Poi chiaramente la singola impresa ne deve vedere le convenienze. Non tutti siamo imprenditori a 360 gradi, ma l'opportunità è già di per se un vantaggio.


   L'esempio dell'Info Point calza a pennello. Potrebbe essere un'idea fantastica su tutto il territorio Nazionale. Una bella "E (edicola) " che contraddistingue una rete dedicata. Fantasia? No, opportunità da parte di tutti. Mi chiedo perché non divenire possibili "Info-Point" culturali, turistici, amministrativi, locali e regionali? Potrebbe essere l'occasione per calmierare le numerose e pressanti imposte comunali, rendendo dei servizi. Io ti do, tu mi dai. In questo caso anche richiamando clientela sui nostri punti vendita e offrendo un grosso servizio al cittadino.

      E per chiarire è giusto far sapere ai nostri colleghi commercianti, che non è nostra intenzione sottrarre l'attività ad alcuno. Noi vogliamo continuare ad essere rivenditori di quotidiani e periodici, oggi e domani. E così vorremmo che facessero anche loro, per quanto riguarda i loro settori. A Snag i pastrugni non piacciono. Ognuno deve essere e rimanere professionista nel proprio ambito.

     Il punto 7 della nuova normativa suscita un particolare interesse.
     Interventi per il mantenimento, l'innovazione e lo sviluppo della rete distributiva.
   1. La Giunta Regionale, in collaborazione con i Comuni e con il coinvolgimento delle Camere di Commercio e delle Associazioni di rappresentanza del comparto:
     a) favorisce il mantenimento della rete distributiva sul territorio anche nelle aree svantaggiate;
  b) promuove l'innovazione, l'informatizzazione e la competitività delle imprese del settore con particolare riguardo per le rivendite esclusive;
     c) sostiene la formazione e l'aggiornamento professionale degli operatori e del personale;
   d) favorisce l'accesso al credito e al mercato finanziario per le imprese del settore con particolare riguardo per le rivendite esclusive, anche avvalendosi dei consorzi fidi;
    e) favorisce l'integrazione dei chioschi nel tessuto urbano anche come elemento di presenza e decoro urbano;
   f) promuove, all'interno delle rivendite esclusive, l'integrazione di servizi pubblici e privati tesi a completare l'offerta alla clientela e a sostenerne l'innovatività.
   2. Al fine di dare attuazione a quanto previsto al comma 1, la Giunta Regionale può realizzare specifiche iniziative, promuovere progetti e accordi, concedere contributi ed agevolazioni ai soggetti interessati.

      L'Assessore al Commercio Regionale, Mauro Parolini ha una visione futuristica del settore e intende mantenerne invariate certe peculiarità. Prima di tutte e si intuisce, vuole una nuova rete di vendita che possa dare l'informazione, puntuale, in ogni luogo, ma soprattutto libera. Chi va in edicola deve trovare il proprio giornale e aver la possibilità di osservarne altri, in ambienti culturalmente adeguati. E' una grande intuizione che qui è legata ad un'opportunità di rilancio e integrazione. Adesso chiaramente tocca a noi iniziare il lavoro.
      Il "pubblico" ma in particolare i nostri associati Snag Confcommercio devono sapere che tutto ciò che oggi leggono in merito a queste novità in materia di Rivendite di quotidiani e periodici sono il frutto di numerosi incontri. Ritrovi, riunioni, colloqui con tutte le associazioni del caso, dove scambi di documenti e confronti sono stati all'ordine del giorno. Il desiderio di Snag è quello di salvaguardare e rilanciare il settore in tutte le regioni e le province italiane. Crediamo fermamente nell'apertura di tavoli di confronto fra editori, distributori e rappresentanti sindacali (Snag e Sinagi stanno cercando di lavorare insieme). Non amiamo le corse in avanti come quelle dell'Accordo fra Editori e Dl e non apprezziamo scelte unilaterali, come la richiesta, che poi si traduce in obbligo, di sottoscrivere "accordi" per la consegna di quotidiani e periodici. I contenuti economici del caso, esagerati in tutto e per tutto, non aiutano. Perché affidarsi a qualcuno che ti costringe, laddove ci sono molti che ti permettono di attivarti in mille commercialità con modi, tempi e costi favorevoli? Io se fossi un distributore locale dopo aver saputo del Dcr Lombardia, prenderei il telefono e chiamerei tutti quanti coloro che hanno sottoscritto accordi dicendo loro: << Bene. Alla luce di questi nuovi fatti, proviamo a ricominciare insieme>>. Chiaramente per quanto mi riguarda questo di Regione Lombardia è solo l'inizio di un percorso. 




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venerdì 19 giugno 2015

Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare

"Il termine bug o baco, in informatica, identifica un errore nella scrittura di un programma software. Meno comunemente, il termine bug può indicare un difetto di progettazione in un componente hardware, che ne causa un comportamento imprevisto o comunque diverso da quello specificato dal produttore. Un bug di un programma è un errore o guasto che porta al malfunzionamento di esso (per esempio producendo un risultato inatteso o errato). La causa del maggior numero di bug è spesso il codice sorgente scritto da un programmatore, ma può anche accadere che venga prodotto dal compilatore." (Wikipedia)

Una volta saputo questo al rivenditore non cambia nulla. Tutti coloro che utilizzano I2.0, hanno loro malgrado sottoscritto un contratto che garantisce il Dl, ma non loro. Non sta scritto da nessuna parte che l'eventuale disservizio come quell'accaduto in questi giorni, comporti una penale a carico di qualcuno. Una sanzione che persino i colossi come Telecom prevedono per se stessi, a favore dei loro utenti. I Dl no.
Addirittura si firmano Accordi tra Fieg e Dl, senza considerare la rete. E quello che è accaduto in questi giorni, l'Accordo Fieg Dl l'aveva previsto? Tutta l'onnipotenza di ieri, con tutte quelle firme, oggi, li vede scivolare su di una buccia di banana. Inconsapevoli del caso specifico, ma colpevoli di aver sottovalutato "il rischio zero" che tanto osannano nei loro accordi.
Ricordo in un incontro un tecnico d'Infosistemi che facendo il sostenuto, si innervosiva ad ogni nostra osservazione. Che cosa pretendeva, oltre che fornirci il pacchetto a scatola chiusa? La rinuncia totale a prender parola? E' questo quello che si osa definire informatizzazione? Com'è possibile non immaginare quanto accaduto in questi giorni, creandosi una possibile via d'uscita per salvaguardare momentaneamente la rete dei rivenditori? Addirittura si sono creati il disastro in casa. E noi dovremmo affidarci a costoro, ad occhi chiusi? Le domande che mi pongo sono tante e al di là delle attenuanti, non credo basterà una semplice lettera a discolpa. 

sabato 16 maggio 2015

Jobs Act, addio Contratti di Associazione

Avevo letto qualcosa e in questi ultimi giorni ne ho avuto la certezza. I nostri meravigliosi contratti di associazione in partecipazione sono stati cancellati d'imperio da "l'enfant prodige". Pertanto dall'anno nuovo se qualche rivenditore del nostro settore pensa di tenersi lo studentello di turno, per avere un sollievo quotidiano, dalle 14 ore lavorative, dovrà assumerlo come dipendente.Spero che al più presto arrivi qualcuno che riesca a contrastare certi pensieri perchè se l'ago della bilancia propende sempre dalla stessa parte, non ho la sensazione che andremo avanti molto.
Ci stiamo impoverendo sempre di più e l'impressione che le cose si stiano avviando verso il meglio,mi lascia sempre più dubbioso. 
L'artigianato è in crisi, il commercio sull'orlo del baratro, l'articolo 18 rivisto e ripensato, la Fornero di qua,tasse e imposte di là...Direi che sguazziamo nel fango.
Risultati immagini per cococo 2015
Non credo ci sia molto da ridere
Gli industriali non fiatano. Squinzi sarà in vacanza, oppure il ragazzo dai mille risvolti è riuscito ad accontentarlo. Come? Scontentando noi. Il debito delle amministrazioni pubbliche è aumentato in marzo di 15,3 miliardi,arrivando a 2.184,5 miliardi, superando il precedente massimo di 2.169 toccato nel mese di febbraio ( Il Sole 24 Ore). Se date un'occhiata ai dati Istat, vi verrà d'obbligo porvi alcune domande. Certo è un pò fastidioso girare fra numeri e statistiche, ma farlo vi aiuterebbe a pensare meglio a certe dichiarazioni di Presidenti del Consiglio o di Ministri. E forse forse anche di gente più che stimata, come Draghi. Anche se sono convinto che se dovessimo chiedere i perchè di certe cose, riuscirebbero a farci uscire un'elefante dal buco della serratura.
Comunque siamo in un guaio. I soldi stanno finendo e alla fine tutti quanti abbiamo deciso che nulla ci è necessario. E soprattutto non vogliamo rompimenti di balle, cioè non vogliamo interessarci di come vanno le cose. Tutti in attesa della manovrina di fine anno ( lo Stato è in debito con i pensionati) o di un condono legato a tutto e di più, in modo che l'incasso possa essere corposo. Cosa volete, siamo piccoli uomini, ma in quanto a menefreghismo non ci batte nessuno.
Io mi chiedo cosa sia saltato in mente a questo quattro politici di turno, nel chiudere i CoCoCo,aggiungendo discorsi sulla morale e in difesa di qualcuno che a conti fatti, voleva essere veramente difeso? La parola è sempre, convenienza. Non ci sono altri motivi. E noi, in questo caso semplici rivenditori di quotidiani e periodici, paghiamo. A proposito, il costo di un'assunzione per gente come noi, è una botta!


sabato 9 maggio 2015

Editori e Poste Italiane, connubio esaurito?


La Fieg boccia il piano strategico di Poste Italiane, intenzionata a dimezzare il servizio di recapito della corrispondenza. Così gli editori hanno interpellato l'Autorità Garante per le Comunicazioni (Agcom) definendo "inaccettabile" la proposta. Il problema è che così facendo, Poste Italiane, consegnerebbe a giorni alterni anche la stampa quotidiana e periodica, penalizzando in particolare coloro che traggono la maggior parte dei loro introiti dagli abbonamenti. Che sia da una parte o dall'altra, il fruitore del servizio finale, come sempre, ci rimetterà. Fieg ritiene che il recapito a giorni alterni, sia una violazione dei diritti del cittadino e del diritto all’informazione. 
Ma guarda caso è la stessa posizione che i rappresentanti degli edicolanti sostengono, in relazione alla scelta unilaterale del sistema distributivo locale di non consegnare ne quotidiani ne periodici in alcuni comuni italiani. Distributori che dal Sud al Nord d'Italia dichiarano apertamente di non voler servire le rivendite, ritenute non remunerative. E dov'è andato a finire il diritto del cittadino all'informazione che Fieg vorrebbe riconosciuto per il proprio operare? Sarebbe opportuno che Fieg assumesse la stessa posizione, decisa e irrinunciabile, costringendo non solo le Poste ma anche i distributori locali a servire i punti vendita e di conseguenza il cittadino. Ma a quanto pare solo l'abbonato gode dei privilegi di cittadinanza.Avvenire sul proprio sito offre un'ottimo articolo offrendo anche una dichiarazione di Maurizio Costa, presidente della Federazione degli editori – che sembra sia passato dalla nostra parte. Che ci si stia riavvicinando senza saperlo?



sabato 18 aprile 2015

Se facciamo squadra, vinciamo su tutti i fronti

L'indifferenza e l'inerzia sono l'anticamera di sofferenze più gravi e del sopraggiungere di scadenze che potrebbero essere ben più buie. Ma attorno a me non vedo prove di dignità. Tutt'altro. L'ingiustizia alberga in tutte le nostre edicole. Chi più chi meno deve sottostare a regole non scritte che stanno producendo la desolazione sistematica e non casuale, del nostro settore. Fra un pò trovare un'edicola, dove acquistare una rivista o un quotidiano sarà come cercare un'ago nel pagliaio. E nessun settore del commercio riuscirà mai a sostituirsi al lavoro dell'edicolante. Evito di farne una questione sociale, ne parlo proprio commercialmente. Tredici ore al giorno, affamati da un 18,77%, con regole scritte ormai superate e con regole mai scritte che stanno prendendo il sopravvento senza che nessuno vi metta mano. Solo i Sindacati stanno cercando in mille modi di opporsi e rilanciare. Sembrerebbe anche qui, che non si sia tutti uguali e che non si sostengano le stesse cose. Sarà vero? Potrebbe. Vi è mai balenato per la testolina di appurarlo e di rafforzare chi la pensa come voi? 
Mi sono sempre chiesto in un paese dove albergava la guerra che fine abbiano fatto i valori della resistenza e gli uomini che li incarnavano. Devono essere tutti morti. Ma i figli che hanno sicuramente ascoltato i racconti dei padri, si dovrebbero essere fatti un'idea sul cosa vuol dire "ribellarsi ad un sistema e resistere ad un nemico". Si vede che i racconti dei nostri padri,quegli uomini che hanno costruito a fatica le nostre edicole e che ci hanno permesso con i loro sacrifici di essere quel che siamo, li abbiamo presi per i racconti letterali di qualche scrittore.

Se fatturate duemila euro alla settimana e non avete altre entrate commerciali sul punto vendita, siete nei premi. Se non avete partita Iva, nel tentativo di ampliare le vostre commercialità, siete nei premi. Se non controllate la merce in entrata è lo stesso. Se avete crediti nei confronti del vostro Dl, se non vi vengono inviate le copie di cui avete bisogno, quantità o qualità che sia, i premi aumentano. Se vi arrivano i giornali tardi, se il vostro Dl vi ha fatto sottoscrivere un contratto strozzino, se per avere i giornali dovete pagare non siete nei premi. Siete già chiusi.
Ma non vi incazzate. Lasciate che il sistema vi spiani. Che Dl,Dn o Editore che sia penetri nelle vostre imprese, fino a condizionarvi.

Io a queste cose non ci sto. Ma quando vi incontro e vi dico che sono disponibile ad incazzarmi per voi, mi dite che il Sindacato "non fa un cazzo". Sono le vostre parole. E fanno male. Io vi chiedo un'iscrizione per rappresentarvi. Diversamente non potrei. Vi chiedo...Trenta? Cinquanta? Cento euro? Fossero cento, sarebbero 27 centesimi al giorno per un'anno. Troppi? Ragazzi sono venuto da voi gratis e mi avete scacciato. Io volevo solo aiutarvi. Cioè risolvervi il contenzioso con l'agenzia, con l'amministrazione. Dirvi che una volta alla settimana io e altri come me, sarebbero stati a vostra disposizione per ascoltarvi ed essere messi alla prova. Non ve ne frega  niente. Alcuni Dl vi spremono come limoni e voi fate le riverenze, fino ad indebitarvi per pagare giornali mai ricevuti e rese mai accreditate. La minaccia di sospensione vi fa recedere dallo schierarvi con me (noi). Ma nei social andate alla grande.










domenica 12 aprile 2015

Bergamo, tanto Eco ma nessun ritorno in edicola

Ad inizio 2012 la neve li aveva "fermati", poi la primavera del 2015 li ha ringalluzziti e si sono spinti oltre. Scrivono sul sito, parlando del loro servizio a domicilio...È una scena tipica dei film americani, con il ragazzo in bicicletta che lancia il giornale davanti alla porta di casa. Ma accade anche nella realtà nella provincia orobica grazie alla possibilità riservata ai lettori de «L’Eco di Bergamo» di trovare dal lunedì al sabato la copia del quotidiano direttamente nel proprio giardino"  

Non voglio essere polemico. Non sono interessato al continuo battibecco domicilio-edicola, ma voglio stare sui fatti. Non ho mai letto articoli che spingano i clienti alla frequentazione dell'edicola, stile italiano. Il punto vendita che riserva la stragrande maggioranza dello spazio espositivo alla stampa quotidiana e periodica. Quotidiana in bella vista sui banchi o negli espositori, periodica ben esposta nelle scaffalature e nelle vetrine tutto tondo  ai chioschi. Girando Bergamo ho visto edicole in ordine, con esposizioni accattivanti, governate da edicolanti che definirei più che professionisti. L'Eco di Bergamo essendo il quotidiano locale,non per privilegio editoriale, svetta frontale dappertutto. Un pò come il Corriere a Milano. E cosa ti fanno per premiare questo fare certosino di divulgazione? Sponsorizzano l'idea del quotidiano a domicilio a Bergamo e provincia. Su per le montagne  e giù nelle valli, lanciando giornali a destra e a sinistra, senza scendere da "cavallo". Mi chiedo se si sia mai pensato di investire sul rilancio delle edicole bergamasche. Tutti attorno ad  un tavolo a discutere di come fare, per partorire la novità che potrebbe illuminare un settore. Perchè non farlo? Il fatto che non lo si faccia vuol dire che non si crede possa essere utile? E andare in edicola, che utilità vi porta, se nel contempo in mille modi allontanate il cliente verso altre modalità d'acquisto? Badate bene non parlo solo di copie dell'Eco di Bergamo che andranno invendute, ma di clienti che smettendo di frequentare l'edicola, non vedranno più quell'infinito corollario di pubblicazioni che ci vengono inviate. E come la mettiamo con il cassetto dell'edicolante per pagare la settimana, composta anche dai quotidiani e dalle pubblicazioni dell'Eco di Bergamo? Non è forse meglio promuovere con più determinazione (cioè crederci veramente) la vendita in edicola? Le idee non mancherebbero.







sabato 14 marzo 2015

Cosa ci può essere oltre l'inferno?

Ogni tanto emergono le lamentele di qualche editore che si sente un pò bistrattato dalla rete di vendita. Alcuni di noi non riescono a sopportare il fatto di divenire "sponsor ufficiali" di pubblicazioni che al loro interno presentano in bella mostra, come evitare di andare a fare acquisti in l'edicola. Così si comportano di conseguenza.  Frasi del tipo " abbonandoti avrai diritti ai seguenti vantaggi" e subito dopo una lista di opportunità che vanno dal super sconto, per arrivare al rimborso garantito qualora decidessi di interrompere, sono un'offesa.

Questi signori giocano su due o più tavoli una partita che a queste condizioni, non solo perderanno, ma che li vedrà soccombere in modo definitivo. Chiaramente anche noi, legati ad un cordone ombelicale mai reciso, ne subiremo le dovute conseguenze. Molti di noi non sanno più che pesci pigliare e dove sbattere la testa per raggiungere ricavi sempre più risicati, a fronte di un sistema che ci rende impossibile la pur minima ribellione. Avvicinandovi nel mio girovagare, mi accorgo che pur di non avere problemi, preferite subire.Non reagite e vi chiudete a riccio anche verso chi è disposto a combattere con voi. 

Rese perse, conti che non quadrano, mancanze di copie sia in entrata che in uscita, consegne ben oltre gli orari di vendita, obblighi di fare e per limitarmi, impossibilità di avere rapporti sereni e di trasparenza con chi ci fornisce. Quando telefoniamo ai nostri Dl e chiediamo loro lumi sui fatti quotidiani, siamo sempre noi ad aver fatto errori e aver mancato in questo o in quello.Loro eterni precisi e detentori della verità assoluta. Evito di scrivere delle lungaggini degli accrediti ( in quei rari frangenti) che danno l'impressione che i controlli vengano fatti dall'altra parte del pianeta, tramite posta ordinaria. Se sei abbonato,mancandoti la copia, te la rinviano e al telefono ti dicono anche grazie di averli chiamati. 

Una bella disparità di trattamento. Una situazione che vede gli editori fare come gli struzzi, pur di non iniziare lotte intestine. Approfondire non guasterebbe. E voi direte a queste condizione cosa fare?

La ricetta è molto più semplice di quel che immaginate. Si tratta di fare gruppo. Di stare insieme. Di non perdere di vista l'obbiettivo più importante, che è quello della dignità lavorativa e del non permettere a nessuno di venire a casa vostra e imporre le proprie regole. Subire un sistema che non vi permette di essere imprenditori e commercianti, ma vi costringe a lavorare come dipendenti, non vi porterà da nessuna parte. E vi assicuro, non vi garantirà la sopravvivenza.

Non scrivo di avere reazioni inconsulte. Scrivo semplicemente che un bel mattino di primavera tutti gli edicolanti della città potrebbero scoprire che fra lo stare aperti e il chiudere per protesta, non cambia nulla. Non dico di andare davanti al distributore e sbandierare, fischiare, inveire. 

Vi dico di rigirarvi nel letto e godervi un sano riposo. 

sabato 24 gennaio 2015

La Stampa, un articolo scandaloso scopre le carte dell'editoria italiana

Non vorremmo mai leggere cose del genere. Ma il bello della vita è  proprio questo. Ognuno di noi ha libertà di parola e può esprimere serenamente il proprio pensiero senza remore. Così ha fatto La Stampa, descrivendo "Edicola Italiana", senza curarsi minimamente del fatto che il settore delle edicole italiane (quelle reali) è una parte importante per la vendita del quotidiano che loro editano. Queste libere espressioni, si chiamano scelte. Belle o brutte che siano per chi le fa o le subisce, vanno a determinare dei comportamenti. Delle conseguenze che a loro volta ne producono altre e così via fino alla fine del ciclo. Noi siamo la radice di questo ciclo e senza saperlo siamo noi che offriamo linfa ad una pianta che potrebbe morire da un momento all'altro. Ma non ce ne accorgiamo o non vogliamo farlo.

L'edicolante, il rivenditore della stampa quotidiana e periodica, l'esclusivo, deve capire da tutto ciò, che il mondo sta mutando. Il cambiamento non sarà domani, ma è avvenuto ieri. Da parte nostra (sono edicolante come voi nonostante svolga un compito Nazionale) capire che è arrivato il momento di schierarsi da una parte o dall'altra, ci permetterà di riproporci o meno, nei confronti di un mercato che ci sta respingendo. Il perchè e il per come lo vedremo un'altra volta. L'importante oggi è acquisire un'identità, che fino a prova contraria risulta più che compromessa. Prendere sberle a destra e a sinistra, senza fare scelte non è nel mio dna e spero non sia nemmeno nel vostro. Non sono abituato a sproloqui ma l'articolo della Stampa è il peggio che un edicolante può aver letto in questi ultimi anni. E' una chiara dichiarazione di guerra. La Stampa esce in edicola e gode di parità di trattamento. La Stampa costringe, obbliga gli edicolanti a sottostare all'Accordo Nazionale per poi sbeffeggiarli senza alcuna considerazione. Non mi dilungo ma se avete un minimo di spina dorsale...A buon intenditore poche parole.

Braccia Conserte

" Nella mano sinistra i quotidiani compiegati. Serrati in una morsa. L'indice destro penetra il mazzo,il pollice e il medio estraggono la prima copia dal mucchio. Successivamente le copie raccolte, pigiate, solcate dall'andare e vieni della mano,che ne fissa la quadratura vengono esposte. L'una sull'altra. Perfettamente in ordine".
sciare che qualcun altro faccia il lavoro.