Carlo Monguzzi

Carlo Monguzzi
Leggere,scrivere,comunicare.
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"SARO' SINCERO"

"SARO' SINCERO"
L'informazione cartacea sull'orlo del disastro

domenica 26 ottobre 2014

Piangersi addosso,colpevolizzare altri, trovare sempre un nemico

Non siamo abituati alla piazza. Ne ho avuto prova. Non crediamo in un dio terreno, men che meno agli uomini che ci rappresentano, ma pretendiamo che qualcuna ci difenda o funga da interlocutore per noi. I cavilli burocratici sono tali, che da soli non riusciremmo mai a trarre un ragno dal buco. Ma nonostante ciò, inveiamo in modo assurdo e sistematico contro chi si sforza alla ricerca di idee e mezzi per superare questa crisi, che non sembra esaurirsi.

Stiamo perdendo il lavoro, ma ci crogioliamo sui social e da quel che vedo ci accontentiamo di come vanno le cose. Stiamo utilizzando i nostri risparmi, la nostra pensione o quella del genitore per pagare estratti conto che man mano che il tempo passa si stanno riducendo notevolmente. Non stiamo stringendo i denti, ma stiamo stringendo la cinghia e lo stesso stanno facendo i nostri compagni di cordata.Questo ci porterà ad un impoverimento tale che molti di noi non riusciranno a riprendersi. 

Mi chiedo perchè si debba sempre accusare qualcuno e mai una volta farsi un'esame di coscienza. O almeno un'analisi della situazione e prima arginare il dilagare della peste, per poi curarla e riprendersi evitando numerosi errori del passato.Rilanciarsi, riproporsi. Alcuni di noi insistono (io dico ancora) con il pensiero rivolto al solo aspetto del rivendere quotidiani e periodici.Anche se si dovesse spuntare un'aumento della percentuale non risolveremmo la nostra esistenza. La carta che non smetterà mai di esistere, non è più un prodotto essenziale e ancor più quella quotidiana,che ha perso notevole interesse.Prendere atto di questo ci aiuterà ad uscire dal concetto di rivenditore esclusivo di giornali e a pensare un pò più da imprenditori. 

La mia ricetta è quella di creare rete. Non disperdere la commercializzazione di quotidiani e periodici, ampliare le commercialità, offrire servizi, specializzarsi. Volete che non ci sia qualcuno che ambirebbe a 30.000 punti vendita? Dobbiamo solo sbrigarci, accelerare. Non duplicati di duplicati, ma offrirsi come nuovi soggetti, aperti, innovativi e soprattutto "moderni".

lunedì 20 ottobre 2014

Convertitevi al "Piano Monguzzi" il resto è storia

Evito di parlare delle modifiche che Renzi potrebbe apportare al nostro settore. Il solo pensiero che potrebbe abolire, come vorrebbe l'Antitrust, la 170 senza proporre in anteprima qualcosa e legiferando incondizionatamente, mi fa venire i brividi. Ormai è noto che sia Renzi che i governi precedenti hanno messo mano ai passaggi concernenti l'attività dei Rivenditori di quotidiani e periodici, senza minimamente sapere di cosa stessero parlando. Dal leggiucchiare qua e la ho la sensazione che il consigliere del Governo in merito agli edicolanti (così dice l'aggiunto art.39) potrebbe essere il Direttore de Il Giorno, Giancarlo Mazzucca ex eletto alla Camera,componente della Commissione Cultura alla Camera dei Deputati  con le sue idee conservatrici e poco lungimiranti, nascondendosi dietro articoli alquanto comuni ( "Il giornale che...del 4 Ottobre u.s.") Ricordate l'edicola madre e le edicola figlia? Le eccessive chiusure delle edicole? Comunque la cosa non ci deve spaventare, perchè fra un pò con queste idee degli anni '20, andremo a casa noi, numerose agenzie di distribuzione, numerosissimi editori,grandi e piccoli e anche l'ex onorevole Mazzucca .

Vendita e diffusione sono cose ben diverse. Se ti sta a cuore la prima, farai di tutto per creare una rete che possa favorire in modo organizzato la voglia e la richiesta di informazione, cultura e conoscenza. Se ami la seconda del "chi, come,dove,quando,perchè" non ti interessa. L'importante è il produrre, raggiungere chi vuoi, spendere poco e ricevere finanziamenti di Stato. Dimenticavo...Stare a guardare sollazzandoti con idee astruse, gli edicolanti che chiudono. Perchè di fantasie ci sono pieni un sacco di libri di fiabe. 

A questo punto anche uno stupido capisce che il settore è lanciato verso la seconda ipotesi ( governo e editoria si sostengono l'un l'altro) e che l'unico modo di venirne fuori tutti insieme e riconvertire le nostre attività. Da soli non si riesce. Non scrivo solo di ampliamento delle commercialità, ma anche di qualcosa che ci permetta di divenire rete. Senza questo passaggio credo non ci sia più bisogno di noi. Cosa se ne farebbero di duplicati di altri duplicati? E quando smetteranno di pasticciare on-line e troveranno il bandolo della matassa per far funzionare l'informazione? 
Io ci sono e non mollo. Spero altrettanto facciate voi. Ma anche se vi saltasse in mente di mollare, io non lo faccio comunque. Pertanto se pensate ancora positivo, teniamoci in contatto.


sabato 27 settembre 2014

Edicole,prima di sparire dobbiamo comparire

"Se tutti i colleghi rifiuteranno di ricevere e di trattenere i prodotti sopra citati in tempi diversi dall’arrivo del quotidiano di riferimento, ci consentiranno - a fronte di un azione congiunta e compatta - di discutere con gli editori nuove modalità e condizioni in modo tale che anche la rete di vendita possa se non altro beneficiare per un’imposizione che fino a questo momento è esclusivamente penalizzante.
Ricordiamo, infatti, che nessuna normativa attuale ci obbliga a ricevere, e trattenere, questo tipo di prodotto in edicola in tempi diversi dal ricevimento del quotidiano di riferimento".

Questa la conclusione  di uno dei tanti articoli di Armando Abbiati che cercava e cerca ancora, di stimolare la rete alla compattezza e alla possibile reazione nei confronti di un sistema che già allora dava segnali contrastanti. Come lui altri hanno fatto e brigato. Ma per ragioni che non elenco, in pochi credettero alle parole del Presidente che per motivi alquanto opinabili viene preso in considerazione solo a "capitolo chiuso".

venerdì 26 settembre 2014

Edicole,a questo punto muoia Sansone con tutti i filistei

Vengo a conoscenza in queste ultime ore (sono in ufficio)  di una brochure che invita gli edicolanti – così identificati dall’articolo 39,inserito nella Legge 170/2002 - a dare il proprio contributo per l’esposizione  e la proposizione del “nuovo QuattroRuote”. Nel contempo riceviamo un’ulteriore comunicazione, dove l’Editoriale Domus, editore di QuattroRuote, all’interno della stessa pubblicazione stimola la clientela ad abbonarsi, offrendo numerosi vantaggi , che vanno dallo sconto alla regalia.

mercoledì 24 settembre 2014

Leggere quotidiani,ormai un rito finito

Il "Corrierone" ha cambiato formato. Oggi è più piccolo, più servibile e se devo essere sincero – sono un lettore del quotidiano da anni – più bello. Il quotidiano non solo lo leggo, ma lo vendo anche. Ne rappresento in qualità di sindacalista, i rivenditori italiani. Rivenditori che da qualche hanno a questa parte stanno attraversando una crisi profonda, per la quale stanno e stiamo chiedendo a piena voce, un rilancio del settore da parte editoriale. Bene. Il silenzio è assordante. La presenza editoriale nulla e l’interessamento alle nuove problematiche del settore privo di consistenza progettuale. Gli editori hanno scelto di abbandonare le edicole ad un destino che nessuno conosce e che loro pur essendo parte rilevante del sistema, si rifiutano di considerare. Oggi questo rilancio del Corriere della Sera è passato inosservato. Si! Inosservato dalla stragrande maggioranza dei lettori. Dei lettori del quotidiano stesso.I clienti hanno acquistato la loro copia senza nessuna meraviglia, neanche accorgendosi del cambiamento. Qualcuno addirittura ha sbeffeggiato ironicamente “il formato ridotto”adducendo ad una povertà editoriale ormai alla canna del gas.


Cambiamento, trasformazione,novità…Restyling! Ma “chissenefrega”. 

domenica 21 settembre 2014

Sindacato,se non ci fosse bisognerebbe comunque reinventarlo

Renzi attacca la Cgil (ma si rivolge a tutti)  parlando a denti stretti di inadeguatezza di un comparto importante come quello sindacale, con i tempi che corrono. A dire di Renzi, certe cose come l’articolo 18,avrebbero perso di significato. Stringi, stringi andrebbe tutto in gran parte rivisto. Il Corriere della Sera di Domenica descrive in una pagina interna, come in gran parte delle fabbriche, si facciano ormai Accordi locali, contro- senza dirlo – il pensiero centrale del Sindacato. In questo caso il sindacato, inteso come il grande difensore del sistema, colui che a fronte di un sopruso è disposto a tutto, parrebbe inesistente. Ma soprattutto impotente.
Se Renzi faccia il furbo, non è dato a sapersi. Ma non posso pensare che non riconosca al Sindacato quella forza di contrattazione che il 23 Marzo del 2002 fece scendere in piazza per opporsi alla modifica dell’articolo 18 tre milioni di persone. E’ vero da quel giorno è cambiato molto dell’aspetto economico e lavorativo della nostra nazione, ma le conquiste andrebbero cancellate solo con altrettante conquiste.

L’Italia deve ripartire, ma non riparte e la colpa non è della Camusso.  E’ un po’ come la crisi profonda che attraversa l’editoria, con il tentativo di far risultare che gli edicolanti sarebbero colpevoli dell’immobilismo e della conseguente crisi. Qui edicolanti e sindacati, rischiano l’estinzione per menefreghismo della controparte. Cos’è questo menefreghismo,disinteresse e indifferenza verso chi rappresenta la compagine lavorativa, in questo caso le edicole? Si chiama autoritarismo e prepotenza, perpetrato da una parte che crede di dover sopravvivere ad un momento di crisi, opprimendo e sovraccaricando l’altra di obblighi e  costrizioni. Morte tua, vita mia. Sarà anche una frase d’effetto, ma abusata squallidamente.  Sta accadendo senza che il Renzi ne comprenda la portata e l’influenza nociva che sta avendo sul sistema Italia. Le edicole chiudono perché un distributore locale decide la loro fine. Uomini e donne, che impauriti da contratti vessatori, si vedono costretti a dover lavorare sotto ricatto. E il Renzi conosce queste cose? Uomini e donne che non sanno più a che santi appellarsi se non a San Sindacato?  E’ la verità e le prove non mancano.  Ma Renzi pensa all’articolo 18 e al macro sistema. Oggi più che mai la partita si gioca a livello locale, ma lui -il Renzi- si è perso in alta montagna. E tutti quanti stanno attorno a lui, il suo fidato collaboratore Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'editoria, racconta che “qualcosa si farà”. Quando? Alla fine del mondo? Chi credete che si stia opponendo a questa riduttiva  visione del lavoro “ ognuno faccia quel che crede” e “ se non ce la fai è meglio che chiudi”, decisa non dal mercato ma da qualche facilone locale che ritiene di ridisegnare la scena politico editoriale del paese? Il Sindacato. Poi se mi dite che si potrebbe fare meglio (basta dire cosa) potrei essere d’accordo con voi, ma non avere nulla è come combattere un’infezione senza antibiotico, che gran parte delle volte,solo preso in ritardo, perde tutti i suoi effetti. 

sabato 19 luglio 2014

Estate di un edicolante cittadino

Stamane ricevo una quantità irrisoria di periodici. E' estate e lo spostamento di gran parte delle persone nelle zone di vacanza, spinge le quantità delle pubblicazioni verso quei luoghi. Ma dobbiamo anche chiederci come può un Dl di città sopravvivere nei mesi estivi con cali di fatturati - nei periodi normali - del 50%. Bene ve lo dico io. Invia sui punti vendita di tutto e di più per compensare le perdite o almeno per ridurle. Questo vuol dire che l'edicolante sul primo estratto conto utile si troverà una miriade di pubblicazioni (?) da pagare che per ovvi motivi saranno invendute..L'estratto conto dell'edicolante è settimanale.

Oggi sono arrivate cose dell'altro mondo. Una rivista del papa, sporca di grasso, sciupata a più non posso, di otto mesi addietro, ribollinata Luglio 2014. Una pistola ad acqua, così, sfusa. Al prezzo di Euro 4,50 con il nome di una pubblicazione editoriale. Una quantità di 30 enigmistiche, che vanno ad aggiungersi alle 300 che ho in edicola.Trecento!!!! E Morelli? Riza sta inondando le rivendite.Ho dovuto attivarmi per realizzare una vetrina solo per questo editore. Al 18,77% una vetrina intera senza mai averne venduta più di una al mese? Stiamo scherzando. O se almeno l'abbiamo fatto fino ad oggi, adesso non c'è più niente da ridere.

sabato 5 luglio 2014

Giornali a domicilio, tagliare il costo.

E' chiaro. Se consegni migliaia di copie di quotidiani a domicilio, nella massa vi trai un guadagno. Ti puoi pagare chi stampa, chi distribuisce e chi consegna. Inoltre a cascata e in modo trasversale, ci fai rientrare anche un sacco di cose che con la stampa hanno ben poco a che fare. Anche la pubblicità ha avuto una notevole battuta d'arresto e pertanto bisogna fare anche i conti della serva.

In Germania si comincia a stringere la cinghia di chi consegna e a breve, come accade quando ti tolgono "l'acquisito", potrebbero incrociare le braccia e non consegnare per qualche giorno. Si dice, sciopero. Gli editori non se lo possono permettere e pertanto qualche opportuno cambiamento, anche in vista di un futuro poco roseo va fatto. Quale? In Germania non so, ma in Italia qualcuno sta cercando di riportare in edicola il lettore. Parlo dell'iniziativa de La Stampa, in Liguria che potrebbe portare (edicolanti permettendo) migliaia di "vecchi lettori" a fare nuovi acquisti con una semplicissima Card che strisciata su di un Pos realizza l'acquisto. Ma l'idea della sola Stampa, non fa primavera. Il Corriere della Sera insiste nel baipassare l'edicola, senza accorgersi che insistendo in questo modo penalizzerà il settore a tal punto che tornare indietro diverrà impossibile.

Si, purtroppo gran parte di noi edicolanti si stanno spostando su altri settori e fra qualche anno trovare un vero punto vendita, fornito e accessoriato di tutto punto per soddisfare la clientela, sarà come trovare un'ago nel pagliaio. Eppure le ricette esistono, ma la mancanza di buona volontà editoriale sta compromettendo un'intero sistema. Se io fossi nel Sottosegretario delegato all'Editoria, non sborserei un soldo per sostenere il settore, se non dietro la presentazione di un progetto di rilancio del settore delle vendite. Parlo di vendite e non di diffusioni. Perchè regalare continuamente la cultura non fa altro che penalizzarla e ridurla ad una sorta di scemata esistenziale o nel migliore dei casi ad una perdita di tempo che preferibilmente viene impiegato on-line.

sabato 21 giugno 2014

Edicole e Liberalizzazioni, serve programmazione e punti specializzati nella stampa quotidiana e periodica

Si dice sia in atto in Parlamento una retromarcia sull'apertura di esercizi commerciali (Italia Oggi del 21 Giugno u.s.). Ma fra il si dice (scrive) e il si è convinti, ci passa come dal mare alle montagne. Sembra si stia cominciando a capire che il danno,oltre che gli esercenti, sia anche dei consumatori che sembrerebbe fatichino a districarsi fra la scelta del prodotto e la politica del prezzo. Essere contro la liberalizzazione, non vuol dire sostenere il protezionismo, ma spingersi ad avviare la ricerca di una politica commerciale che renda merito alla vera concorrenza, basata su una sorta di professionalità e di ricerca del prodotto ottimale da commerciare.
Non credo si debba arrivare a disturbarlo
Ma non per tutto può valere la medesima regola. E qui mi riferisco alle rivendite di quotidiani e periodici che non commercializzano un prodotto,ma offrono un servizio, che lo stesso governo tende espressamente a finanziare alla fonte. L'editoria italiana riceve milioni di contributi legati al presupposto che l'informazione è parte "essenziale per l'individui".

Pur con questi nobili presupposti il Governo non conosce a fondo il settore che gestisce l'informazione e che lo stesso dovrebbe salvaguardare con il medesimo spirito con cui lo finanzia. I rivenditori di quotidiani e periodici, 30.000 imprese con un minimo di due addetti ognuna, sono in attesa di una legge a doc che ne mantenga l'esistenza. Liberalizzare un settore come questo, con concetti di tipo amministrativo "l'ha detto Bersani e la Bolkestein" è il modo sbagliato di porre la soluzione ad un problema che le amministrazioni locali non vogliono affrontare. Edicole e Scia non hanno nulla a che fare.
Il settore va controllato, sviluppato nella propria professionalità e ricondotto a vero e proprio punto di informazione e cultura sociale. Forse molti non sanno che a fronte di migliaia di pubblicazioni diffuse, nessun punto vendita le raccoglie tutte o solo un 50% di queste. Dichiarare ciò avvalora ancor di più la necessità di non aumentare i punti vendita, ma di migliorare e potenziare gli esistenti, per evitare una notevole dispersione di pubblicazioni. Alcuni di voi sanno che ci sono punti vendita che non vengono serviti perchè i Distributori Locali non li ritengono idonei per le loro tasche? Ma se vogliono i giornali, dietro pagamento di un giusto compenso (deciso dal Dl) possono averli. Scusate ma avete mai visto qualcuno che paga per lavorare?



sabato 31 maggio 2014

Edicole, i contratti capestro per le spese distributive distruggeranno il sistema editoriale

TUTTI SULLA NUVOLA
Qualche anno addietro un distributore mi disse che un'edicolante non in grado di raggiungere un certo fatturato per la vendita di quotidiani e periodici, avrebbe dovuto chiudere. Faticavo allora a seguire certi discorsi e oggi la cosa non è cambiata. L'edicolante di Via Lario ha un'impresa, la LarioEdi. Fattura cinquantacinquemila  euro di prodotti editoriali, centoventimila euro di Gratta e Vinci,trentamila euro di giocattoli, diecimila euro di cartoleria e per la posizione che occupa vende un gran numero di schede telefoniche, biglietti bus, articoli da regalo, bandiere, maglie di calcio,...I circa mille euro al mese lordi, vengono considerati dal distributore "non remunerativi" pertanto un bel giorno decide di fargli sottoscrivere un Contratto per il servizio di consegna della stampa quotidiana e periodica. Per fare in modo che il Contratto acquisisca "corposità" lo stesso distributore ci aggiunge un'offerta di informatizzazione, servizi commerciali e qualche balzello normativo che esula dall'Accordo Nazionale. Il tutto per la modica cifra di 150 euro al mese da fatturarsi. Unico neo, prendere o lasciare. La LarioEdi lascia. Non vuole pagare per vendere giornali e non vuole pagare per imposizione. Non vuole pagare per offrire informazione, quell'informazione che il Governo finanzia, anche con agevolazioni e sostegni.Dopo sette giorni il punto vendita perde la possibilità di essere informatizzato (cosa che aveva e per la quale già pagava) e successivamente viene sospeso. Cosa abbiamo ottenuto con questo comportamento? Abbiamo fatto fallire un'Impresa di Quotidiani e Periodici, abbiamo fatto perdere a tanti editori l'opportunità di diffusione e di vendita delle loro pubblicazioni. E le aziende che pagano per la pubblicità e che dovrebbero raggiungere questo o quell'obbiettivo, non si sentono penalizzate? Sembra di no. E le centinaia di copie del prodotto editoriale di quel punto vendita, che fine faranno? Verranno inviate ad altri, senza alcuna pianificazione. Unica logica farsi pagare da altri rivenditori. 

Alla lunga questo comportamento si ritorcerà contro editori e distributori, che si ritroveranno pochissimi punti vendita perdendo così l'essenza delle edicole che fino a prova contraria sono i più idonei alla vendita della stampa Per le edicole dopo alcuni momenti di smarrimento, ci sarà una riconversione che vedrà escludere la stampa quotidiana e periodica. Ma non è che l'edicolante  non la vuole, ma se non gliela danno in qualche modo dovrà pur sopravvivere.

Braccia Conserte

" Nella mano sinistra i quotidiani compiegati. Serrati in una morsa. L'indice destro penetra il mazzo,il pollice e il medio estraggono la prima copia dal mucchio. Successivamente le copie raccolte, pigiate, solcate dall'andare e vieni della mano,che ne fissa la quadratura vengono esposte. L'una sull'altra. Perfettamente in ordine".
sciare che qualcun altro faccia il lavoro.